venerdì 25 marzo 2011

Le rose di Marie Clarie

In questo spettacolo viene evidenziato da questa compagnia teatrale tutta in rosa come alcuni temi della vita come il lavoro la famiglia l’amore sono visti in chiave di subalterno ne ruolo femminile.

Le protagoniste vivevano come schiacciate nel loro ruolo con la figura di questo padre marito padrone che durate lo spettacolo non compare mai fisicamente ma fa sempre sentire la sua figura che aleggia durante tutta la commedia in maniera assai spettrale

La figura più emblematica è la madre che subisce il rapporto con questo padre che dal canto fa il bello e il cattivo tempo e questo madre resta li come si direbbe oggi non opera il minimo sforzo per cercare di uscire da un rapporto che la rende sicuramente infelice e vittima di questo marito padrone.

Altro tema affrontato le figlie quando diventano adulte chiaramente si emancipano e dicono chiaramente che loro non subiranno le frustrazione della loro madre questa certo che questo atteggiamento mostra come vi sia ancora nelle donne un bisogno di un amore troppo accondiscendente rispetto al modello paritario e dove c’è un modello non paritario delle relazioni di coppia.

In questo contesto si evidenzia un tipo di rapporto che non permette la realizzazione della persona come tale ma prima viene il ruolo e quello che ci si aspetta dal ruolo e poi dopo.

Le tematiche affondate dallo spettacolo secondo chi scrive evidenziano che per superare la crisi del rapporto di coppia che molto spesso oggi si evidenzia bisogna forse rispesati tutta la relazione dentro la coppia dove è urgente arrivare a una vera capacità di guardare se stessi.

La conclusione è veramente triste pensare che in questo paese una compagnia tutta in rosa non possa continuare a lavorare perché c’è da chiedersi si trovano i soldi per salare le società di calcio e per fare le guerre e mai per salvare il teatro.

venerdì 28 gennaio 2011

fruizione dei teatri di Bologna da parte delle persone disabili

Mi chiamo Carlo Vicinelli e da anni mi occupo di barriere architettoniche e mobilità nella nostra città. Faccio parte dell’AIAS di Bologna con cui condivido ideali e impegno per migliorare la qualità della vita alle persone disabili.
Mi piace molto andare a teatro e per questo motivo ho effettuato una piccola indagine sui teatri di Bologna.
Da questa risulta che alcune delle principali strutture non sono a norma con le leggi sull’abbattimento delle barriere architettoniche.
In particolare, alcuni esempi: nel teatro Comunale l’accessibilità alla sala è realizzata tramite una rampa molto pericolosa e molto non a norma, all’Arena del Sole non sono presenti gli stalli a norma per la sosta delle sedie a ruote e al Teatro delle Celebrazioni le carrozzine sostano nel corridoio laterale cosa che viola (così come in molti altri teatri) sia le norme sulle barriere sia quelle per la prevenzione incendi.
Naturalmente, non è solo una questione di qualità del servizio, in caso di emergenza, queste sistemazioni “raffazzonate” possono provocare situazioni anche molto pericolose.
Ho provato a parlare con i gestori per trovare una soluzione ma mi è stato risposto che era tutto a posto così e che se volevo vedere lo spettacolo mi dovevo accontentare della sistemazione offerta.
Si proprio “offerta” perché i gestori puntano proprio sul fatto che il biglietto alla persona disabile è dato in omaggio e che quindi questo li esimerebbe da dare una sistemazione di qualità e a norma di legge.
Come cittadino Bolognese con eguali diritti e doveri verso il mio territorio chiedo di poter usufruire delle strutture di spettacolo e cultura con le medesime condizioni di tutti gli altri miei concittadini: cioè pagare un biglietto ed ottenere un posto sicuro e in una buona posizione.
Sono disponibile a confrontarmi e a impegnarmi volontariamente con le istituzioni per trovare soluzioni per risolvere o migliorare queste situazioni.
Vi ringrazio per aver dedicato un po’ di tempo alla lettura di queste mie considerazioni, rimango in attesa di una pronta risposta.

mercoledì 19 gennaio 2011

Qualcuno mi aiuti a salire su una gru 2

Salve, sono Luca Pieri ho 57 anni tutti passati in compagnia delle mie carrozzine. Scrivo queste righe di sostegno alla denuncia di Carlo Venturelli, sulle conseguenze che le politiche dei tagli alle spese sociali hanno sulla vita quotidiana delle persone con disabilità nella lettera pubblicata su “la Repubblica” del 6 gennaio 2011, nella duplice veste di conoscente dell’autore e di consigliere di AIAS Bologna ONLUS. Il Sig. Venturelli scrive di cercare dei volontari che lo portino sul tetto di un edificio importante di Bologna e magari... anche buttarsi di sotto, un gesto estremo per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle difficoltà, maggiorate dai tagli operati dal Comune e dall’USL di Bologna.
Sono personalmente preoccupato!
Come consigliere dell’Associazione devo ribadire che il taglio al “contributo alla mobilità” (ex buoni taxi) è stato deciso unilateralmente dalla azienda USL nello scorso settembre. Stiamo veramente raschiando il fondo del barile, come si diceva una volta. La stessa cosa dicasi per l’assegno di cura, si tratta di piccole cifre (rispettivamente di 120 e di 460 € mensili circa). Siamo di fronte all’ultima di una lunga serie di scelte che dalle manovre nazionali si giunge fino ai tagli dei bilanci degli enti locali che andranno a peggiorare le condizioni di vita delle persone assumendo dei contorni spesso molto tragici. Purtroppo siamo costretti a rilevare che dietro i tagli si nascondono probabilmente volontà politiche tese a ridimensionare le politiche di Welfare in particolare quelle in favore a persone con disabilità. Tutto ciò viene legittimato da abusi come quelli dei falsi invalidi, un fenomeno molto negativo a causa del quale i veri disabili rischiano di perdere le poche misure in loro favore.
Luca Pieri

Qualcuno mi aiuti a salire su una gru

Qualcuno mi aiuti a salire su una gru o sul tetto di qualche edificio importante di Bologna!
Sono una persona disabile di 49 anni e ho scelto di vivere da solo, lontano dalla famiglia, da quando avevo vent'anni.
Questa scelta non è stata una passeggiata, ma è un'esperienza che rifarei 100.000 volte. Fortunatamente ho sempre lavorato, pagando così gli affitti dei vari appartamenti dove ho vissuto in questi 29 anni.
E’ noto che i soldi non fanno la felicità, questo però di solito lo dice chi i soldi li ha. Per una persona come me, disabile, non è certo qualche ingresso gratuito al cinema che può migliorare la qualità della mia vita. Per una persona con difficoltà motorie, che vuole avere una vita sociale normale, anche solo doversi spostare con i mezzi pubblici diventa veramente complicato. Quindi uno nelle mie condizioni deve necessariamente affidarsi ai mezzi di trasporto privati come il taxi. Questo, però, comporta una spesa ulteriore. Fino a un anno fa, il servizio sociale sanitario contribuiva a rendere la mia vita più indipendente con un contributo per il trasporto (si trattava di una cifra di circa € 120 al mese ). Un altro contributo dei servizi sociali è un assegno di cura di € 460 al mese. Questo ultimo mi serve per contribuire a pagare una persona che quotidianamente mi aiuta in quelle mansioni che da solo non riesco a svolgere: fare la spesa, pagare le bollette, pulire la casa ecc. Certo non è una grande cifra, anzi, ma è meglio di niente.
Con le varie finanziarie il contributo per la mobilità è stato il primo a essere stato tagliato: “Da oggi stai a casa!”. E’ vero che i proprietari di casa non pagano più la tassa ICI, ma non capisco perché questa mancata entrata debba essere compensata dai tagli all’assistenza ai disabili. Come se non bastasse, l'assistente sociale mi ha comunicato che dal mese di gennaio verrà ridotto anche l'assegno di cura che da € 460, verrà portato a € 307. Sempre per colpa dei tagli che vengono fatti alla sanità.
Di certo non bisogna avere grandi competenze in materia di economia per capire che una persona che vive da sola, usufruendo di un contributo di € 460, costa allo stato € 5.520 ogni anno. Mentre se la si priva degli aiuti che le permettono di essere indipendente fino a costringerla ad essere ospitata in un centro residenziale a carico del S.S.N, la cifra che lo stato dovrebbe sborsare aumenta in modo considerevole. Di fatto, il welfare è sempre una delle prime voci che viene coinvolta dai tagli quando si vuole "risparmiare".
Queste sono le contraddizioni della nostra Italia che da un lato non permette di “togliere il disturbo” qualora, liberamente, un individuo decida che la sua esistenza non ha più niente a che vedere con il concetto di vita; dall'altro toglie anche quei pochi sussidi che, superate le paludi della burocrazia con lunghe file e infinita produzione di documenti, uno ha ottenuto come suo diritto.
Un senso di abbandono da parte delle istituzioni ci assale quando andiamo a chiedere aiuto agli organi preposti, quando vediamo gli impiegati allargare le braccia, scuotendo la testa, e informarci che hanno tagliato quei finanziamenti che renderebbero maggiormente dignitosa e autonoma la nostra vita di disabili. Sempre "hanno": non si ha mai un nome certo! Come se fosse ancora una volta il destino a bussare alla porta, portando la notizia che sei stato “nominato” e che da gennaio sulla tua vita peserà un senso di incertezza per il futuro.
Perciò a chi si trova nella mia situazione non resta altro che trovare qualche volontario (perché i professionisti costano), che lo aiuti a salire su qualche tetto per attirare quell'attenzione che altrimenti noi disabili non avremmo mai. Magari minacciare di buttarsi di sotto, costringendo le amministrazioni comunali a pagare gli straordinari agli operatori ecologici per pulire quello che resta della nostra esistenza spiaccicata su un marciapiede. Io sono pronto, ho già il maglione e la giacca pesante. Pronto a salire su un qualunque tetto di questa bella Bologna che un tempo era rossa, di un rosso caldo che sapeva unire. Ora il rosso di cui si può parlare è solo quello del sangue che la gente come me, che dal primo giorno di vita lotta per essere considerata normale, deve sputare per arrivare a fine mese.

Carlo Venturelli

sabato 27 novembre 2010

Ci sono cose che non vanno bene…

Essere disabile, oppure avere una persona disabile in famiglia è sempre più difficile in Italia e non è da meno a Bologna. Ad esempio è accaduto recentemente che ad alcuni soci disabili sono pervenute delle comunicazioni da parte dell’INPS che mirano a fare dei controlli nei confronti dei titolari di benefici economici di invalidità civile. A settembre l’INPS, non contenta di proseguire nella sua campagna di verifiche vessatorie sui “veri invalidi” chiama a visita di revisione per l’invalidità civile anche persone con disabilità molto grave che avevano ottemperato all’invio della documentazione richiesta precedentemente.
Questa storia si fa lunga.
Nel luglio scorso FAND e FISH, le due federazioni che raccolgono molte associazioni di disabili, furono le protagoniste di una riuscita mobilitazione in difesa dei diritti delle persone con disabilità. Ora, a distanza di tre mesi dalla conversione di quel decreto legge, l’INPS ha emanato le “Linee Guida operative per l’invalidità civile” a cui dovrebbero attenersi i medici dell’INPS nell’esame delle nuove domande di invalidità. Queste indicazioni di fatto riprendono – in via amministrativa – i tentativi, che si speravano scongiurati, di restringere i criteri di concessione dell’indennità di accompagnamento. Le “Linee Guida” intervengono limitando il concetto di autonomia nella deambulazione e la definizione di atti quotidiani della vita, escludendo così molti soggetti dal riconoscimento del diritto alla pensione.
Contemporaneamente, con note interne, l’INPS ha rintrodotto le visite di controllo anche quando la Commissione ASL (all’interno della quale comunque c’è un medico nominato dall’INPS) si sia espressa in modo unanime sulla grave disabilità.Oltre allo spreco di risorse pubbliche, questo creerà notevoli disagi a molti cittadini con disabilità e alle loro famiglie.
Tutto questo è un fatto gravissimo perché l’INPS ha agito dopo che il governo aveva ritirato gli emendamenti in seguito alla manifestazione in piazza Montecitorio, organizzata a luglio.
La storia non è ancora finita: Il Carlino titola in ottobre: “Disabili adulti, l’Ausl sospende i buoni taxi: «inaccettabile» Restano a piedi 233 famiglie. La decisione dovuta alla «ridistribuzione delle risorse» e a «finanziamenti non in crescita».
Si tratta di piccole cifre per le risorse della collettività (62 euro al mese per il tempo libero e 124 per andare al lavoro), ma per la maggior parte dei disabili rappresenta un grande aiuto alla mobilità, tenendo presente che è difficile per loro utilizzare i trasporti pubblici.

La seconda notizia grave riguarda l’aumento delle tariffe postali che ricade sulle associazioni come la nostra.
Il Decreto Interministeriale del 30 marzo scorso, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo, ed in vigore già dal 1º aprile, ha di fatto cancellato uno dei pochi sostegni di cui poteva godere l’editoria del terzo settore e dell’associazionismo: le tariffe postali agevolate. A seguito di un’importante mobilitazione, che ha visto il forte impegno del Forum del III Settore, sembrava essere stata raggiunta una seppur temporanea soluzione, attraverso una copertura di 30 milioni di euro prevista dal cosiddetto “decreto incentivi” (D.L.40/2010, convertito dalla Legge 73/2010), e rimandata ad un ulteriore decreto interministeriale che ancora non è diventato esecutivo. A causa di tutto ciò l’AIAS si è trovata nella situazione di ridurre la spedizione del notiziario, ce ne scusiamo con gli affezionati lettori.

Carlo Ciccaglioni

venerdì 10 settembre 2010

Furbi & Furbetti

Noi italiani siamo sempre stati, come diceva qualcuno, un popolo di eroi, di santi e di navigatori. Poi negli anni ’70 i nostri politici scoprirono la “questione morale”, naturalmente riguarda soltanto i nostri avversari di partito, di associazione o di “cortile”. Da ultimi su questa lunghezza d’onda troviamo i “furbi e furbetti del quartierino” di Antonio Di Pietro. A chi possiede ancora uno straccio di lucidità risulta evidente che per superare l’attuale situazione di stallo etico, prima che politico, occorre che ciascuno riscopra una cosuccia che abbiamo confinato nel mondo dei ricordi, o al massimo in quello privato. Sto pensando alla buona pratica dell’esame di coscienza, chi è senza peccato scagli la prima pietra! Non si tratta di fare del moralismo a buon mercato ma di ricordarsi che un mio abuso presto o tardi finisce per ledere un diritto, magari anche a me stesso. Sarà capitato a molti di noi di trovare tutti i parcheggi per handy del supermercato occupati. Magari il giorno prima avevamo “prestato” il nostro contrassegno auto a una amica perché potesse parcheggiare meglio andando allo spettacolo di Grillo sui grandi abusi della Telecom. Presto forse vedremo il contrassegno auto con la foto segnaletica del disabile intestatario di questo documento, quasi fosse il passaporto.
Ma come tutti sappiamo bene quello che ho appena fatto è soltanto un esempio fra i tanti possibili di situazioni una agevolazione usata impropriamente si trasforma in un abuso e quindi in un danno per qualcuno. Ciò presto o tardi si ritorcerà come un boomerang sui destinatari onesti della agevolazione iniziale.
Naturalmente spesso le cose non sono così lineari da essere riconducibili alla sommatoria di comportamenti individuali disonesti ma per la rilevanza che possono assumere i contorni di fenomeni complessi che possono venire realizzati solo se diventano fenomeni collettivi e quindi organizzati. Sto pensando al triste fenomeno dei falsi invalidi, per i quali un numero enorme di persone usufruiscono impropriamente dei benefici che la legislazione prevede per le persone invalide/disabili, quest'abuso è diventato un alibi per non adeguare le nostre previdenze a quelle minime dei pensionati per vecchiaia; Quanti hanno rapporti con il mondo dei disabili ricorderanno il clamore suscitato strumentalmente dalle dichiarazioni del ministro Tremonti che tentava di legittimare la sua proposta di riduzione dei beneficiari del varie indennità destinate alle persone invalide, affermando che i falsi invalidi sono la causa del debito pubblico italiano. Sicuramente questa affermazione è stata strumentalmente esagerata però è indubbio che questo malcostume tipicamente italiano vada ridimensionato.
Per far ciò dubito che sia utile la campagna di controlli in atto che comunque potrà avere i suoi frutti solo se le associazioni e le loro federazioni si decideranno a impegnarsi seriamente per debellare questo triste fenomeno come la manovra finanziaria ha inequivocabilmente dimostrato che danneggia le persone realmente disabili.
È utile ricordare che la nostra classe politica, nessuno escluso, che ora si straccia le vesti di fronte ai falsi invalidi ha grosse responsabilità perché le pensioni d’invalidità sono state usate da un lato come sostitute di sussidi di disoccupazione dall’altra come “regalie” da spendere sul triste mercato del voto di scambi.
Ben venga un po’ di rigore, ma per tutti, e non soltanto per qualcuno. Ben vengano i tagli alla spesa pubblica, se servissero per iniziare a mettere ordine in questo campo, ma senza demagogie e soprattutto evitare di criminalizzare una categoria come quella disabili che ha il torto di incarnare la sofferenza che la cultura dominante nega sistematicamente.

Pierino il Lupo
(una persona disabile che ha una lunga esperienza nel mondo dell’associazionismo di categoria)

martedì 10 agosto 2010

Vacanze a villa Borromeo


Ciao a tutti

Quest'anno ho preso parte per il secondo anno consecutivo alla vacanza organizzata dall'AIAS Bologna onlus con gli operatori della cooperativa Rosa Blu

Apro questo mio scritto ringraziando subito Margherita, la mia operatrice, con cui ho instaurato un dialogo alla pari, io fatico a pensare che gli operatori siano solo operatori e basta. In questa ottica mi sono accorto che il rapporto con queste persone diviene se ben interpretato da entrambe le parti un rapporto dove dove non c'è chi esegue desideri e chi ordina ma un rapporto dove tutte le parti in causa possono nel medesimo tempo apprendere e scambiare esperienze che servono per le singole crescite di vita.

In questa l'operatore non si deve annullare come spesso si sente dire per accontentare i desideri dell'ospite.
Infatti anche l'ospite deve essere attento ai desideri del operatore perché altrimenti va a finire che la persona disabile non si responsabilizza mai
Una delle prime frasi che io sottolineo nel rapporto con queste persone che io vorrei che non sentissero il peso del lavoro che stanno compiendo solo come esperienza lavorativa e basta sono io che devo stare attento a non cadere sono io che devo stare attento alle mie gambe e alle potenzialità che le gambe offrono e queste potenzialità non vanno mai disperse.

Seguendo questo filo conduttore tutte le decisioni sul dove andare venivano prese seguendo le inclinazioni a me è piaciuto far vedere a Margherita oltre mare visto che lo scorso anno non aveva potuto vederlo.
A Oltre Mare abbiamo visto un interessante film in tre D sulla evoluzione del tirex su cui paleontologi ed archeologi svolgono studi per vedere perché si sono estinti.

In un giorno di pioggia quando non era possibile andare al mare che in piscina abbiamo visto tutti insieme un divertente film: Amici miei atto primo.
Altra sosta molto interessante che nella vita normale di tutti i giorni ho poche possibilità di effettuare è stata quella del mercato dove ho potuto acquistare alcuni regali per amici a Bologna.

Abbiamo poi visitato un interessante mostra fotografica di Ghirri e Giacomelli, due tra i più noti autori fotografici italiani che hanno felicemente illustrato alcune realtà della pianura padana negli anni settanta.

Un ringraziamento anche a Massimo e Michele miei compagni di camera.

Marco Mignardi