In un mondo che corre troppo in fretta, persino più veloce dei nostri pensieri, ancora non c’è posto per le persone «diverse». «Diverse da chi?», vi domanderete. Io stessa me lo domando. Siamo spaventati da tutto ciò che ci sembra strano, dal colore della pelle, dal diverso modo di vestire, da chi cammina o parla con difficoltà...
Siamo talmente abituati al lavaggio del cervello da parte dei media, da credere, senza ombra di dubbio, che la bellezza fisica, una carriera prestigiosa, una famiglia felice, un’automobile di lusso, una personalità intraprendente siano le uniche cose che contano, nella vita. Se in tutta questa «felicità», improvvisamente, qualcosa o qualcuno stravolge la nostra routine, magari solo perché non riusciamo ad avere un vestito più alla moda della nostra collega, oppure perché la nostra abbronzatura non è perfetta, ci sentiamo persi: sembra che tutta la nostra vita stia andando a rotoli. Ci chiediamo che male abbiamo fatto per meritarci punizioni così gravi. Ciò che mi fa rabbrividire è constatare che nella mia generazione, e ancora di più tra i giovani, esistono non poche persone con questa convinzione.
Mentre scrivo quest’articolo con il computer, io mi sto aiutando con un copritastiera che è un ausilio, un supporto tecnologico concepito per essere d’aiuto a un disabile per prevenire, compensare, alleviare o eliminare un suo limite fisico: in pratica, è uno scudo in metallo costruito apposta per incastrarlo sulla tastiera, con dei fori: ciò mi aiuta a non sbagliare tasto, mi dirige le dita. Ecco, adesso vi sarete chiesti di che cosa stavo parlando e vi sarete sentiti spaesati! Avete ragione. Vi spiegherò meglio: sono una persona disabile motoria dalla nascita. Non so che cosa passa nelle vostre teste in questo momento, ma vi assicuro che la mia non è una malattia e tanto meno sono contagiosa. Sono solo una donna che vive la sua vita e che desidera raccontare i disagi che le barriere architettoniche possono crearle.
Da nove anni ho un’occupazione presso un’azienda sanitaria torinese e sono molto orgogliosa del mio lavoro, soprattutto perché il mio ruolo è molto impegnativo.
Per arrivare in ufficio c'è una lunga rampa con la pavimentazione di gomma antiscivolo e lo scorrimano per potersi appoggiare.
Il mio ufficio è situato al piano rialzato, in modo tale da non dover usare né l’ascensore né, tanto meno, le scale. La mia postazione di lavoro è stata pensata in modo che io possa svolgere i miei compiti senza bisogno di aiuto, anche se, ovviamente, devo comunque sapermi adattare al mio spazio molto più di quanto sia richiesto a una persona senza i miei problemi di spasticità. Per muovermi all'interno dello stabile, uso il deambulatore, un altro ausilio che mi aiuta a camminare: una sorta di carrello con quattro ruote e delle maniglie per appoggiare le mani. A volte, devo essere io a guidarlo per evitare sbandamenti... diciamo che ci aiutiamo a vicenda. Immaginate di spingere il carrello del supermercato un po’ ballerino e magari con tutta la vostra spesa dentro, voi come ve la cavate?
Quando devo andare in bagno, anche se è a norma di legge, alcune volte ho delle difficoltà: devo usare la chiave (la spasticità rende difficile lapresa e i movimenti fini), entrare con il deambulatore facendo attenzione a dirigerlo bene, poiché si sbilancia e oscilla e chiudere la porta facendo ruotare una levetta piccolissima sul pomello: un’operazione non molto facile.
Può capitare, durante la giornata, di dover percorrere lunghi tragitti all'interno dello stabile, per portare negli uffici materiale di lavoro. In questo caso, ho la possibilità di usare la mia carrozzina elettrica. A volte, invece, durante la pausa del pranzo, vorrei andare a fare acquisti nei negozi vicini, ma mi è impossibile, in quanto gli scalini alti mi impediscono di entrare. E pensare che basterebbe mettere degli semplici scivoli; ma evidentemente... rovinerebbero l’estetica dell’ambiente! Mi chiedo: è così difficile pensare che una persona con problemi motori possa «desiderare» comprarsi una camicetta o un paio di pantaloni?
Per mia fortuna c’è il mercato: lì almeno posso girare tranquillamente, senza problemi di spazio. Questo mi permette di sentirmi un po’ più libera e indipendente.
Avendo difficolta nel camminare e non potendo usufruire dei mezzi pubblici, talvolta non accessibili, mi sposto in taxi, sia per recarmi in ufficio, sia per fare attività extralavorative. C’è un servizio nato per poter agevolare persone con difficoltà di deambulazione, dando loro la possibilità di spostarsi autonomamente. Da molti anni, il Comune di Torino stanzia una notevole parte di denaro alle compagnie di radiotaxi per questo tipo di trasporto, ma l’altra parte è a carico degli utenti come me: ogni mese, mi reco presso una delle sedi GTT, per acquistare il libretto chiamato «buoni taxi», da utilizzare nell’arco dei trenta giorni.
Ansiosa di concludere la mia giornata lavorativa, di spegnere il computer e di chiudermi la porta alle spalle, telefono al radiotaxi e prenoto un’automobile per farmi venire a prendere. Ogni volta che mi accingo a fare questa operazione, devo specificare al centralino che sono in possesso dei «buoni taxi»: il tassista che accetta di venirmi a prendere deve sapere che sta per effettuare un trasporto per una persona disabile. Mentre salgo sul taxi che mi porterà a casa, con il pensiero, mi gusto già il meritato riposo.
Maria Teresa Balla
mercoledì 31 marzo 2010
lunedì 29 marzo 2010

Meglio essere un bel ranocchio piuttosto che un brutto principe
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lunedì 11 gennaio 2010
Premio Pontiggia 2009 - Secondo Posto
Ciao a tutti
Volevo esprimere ancora la mia gioia per il secondo posto A me piace scrivere indipendentemente dal risultato che ottengo o non ottengo.
Confesso che durante la premiazione quando ho capito che non ero terzo ho pensato per un attimo ho vinto l'emozione di ricvere una piccola gioia riconosciuta dopo che il mio lavoro è un periodo che non offre mai molte gratificazioni.
L'Idea di questo scritto mi è venuta dopo aver letto quello che ha scritto Giorgio a cui rinnovo i miei più vivi complimenti.
Ringrazio anche tutti i miei amici che hanno voluto accompagnarmi durate la cerimonia di premiazione.
Il primo commento che ho mandato anonimo a causa di un escluivo problema tecnico tengo a chiarire che sono assolutanente soddisfatto, ringraziando per una volta ancora i miei personaggi
ciao a tutti
Marco
Volevo esprimere ancora la mia gioia per il secondo posto A me piace scrivere indipendentemente dal risultato che ottengo o non ottengo.
Confesso che durante la premiazione quando ho capito che non ero terzo ho pensato per un attimo ho vinto l'emozione di ricvere una piccola gioia riconosciuta dopo che il mio lavoro è un periodo che non offre mai molte gratificazioni.
L'Idea di questo scritto mi è venuta dopo aver letto quello che ha scritto Giorgio a cui rinnovo i miei più vivi complimenti.
Ringrazio anche tutti i miei amici che hanno voluto accompagnarmi durate la cerimonia di premiazione.
Il primo commento che ho mandato anonimo a causa di un escluivo problema tecnico tengo a chiarire che sono assolutanente soddisfatto, ringraziando per una volta ancora i miei personaggi
ciao a tutti
Marco
mercoledì 23 dicembre 2009
GOCCE DI GHIACCIO
martedì 22 dicembre 2009
Premio Pontiggia 2009
Scrivere per me è una straordinaria forma di espressione per dire agli altri, ma per prima cosa a noi stessi, ciò che sentiamo dentro. Andando all’università mi manca molto scrivere temi di vario tipo, anche per questo, oltre che con l’idea di dare il premio in denaro a chi ne ha più bisogno di me, ho deciso di partecipare a questo concorso. Sono arrivato nella sala delle premiazioni già contento di avere con me la mia famiglia e un paio di amici che vivono a Bologna. Appena entrato dopo aver messo la mia firma sul libro presenze, ho subito voluto chiedere quanta gente avesse partecipato, ecco un altra sorpresa: 52 autori. Più della metà dei quali hanno partecipato nella categoria prosa, come me. Così ho pensato: ho già vinto, oltre ad avere qui i miei cari, mi sono piazzato almeno quinto tra una trentina di aspiranti scrittori provenienti da tutta Italia. La ex presidentessa dell’AIAS dà il benvenuto a tutti. Poi inizia la presentazione da parte di una componente della giuria che afferma di trovare questi scritti di altissima qualità letteraria oltre che di ricchissimo spessore umano. Segue l’intervento del politico che ci tiene a sottolineare la qualità del nuovo impianto audio, che in realtà risulta imperfetto, come del resto i partecipati al concorso. Infine prende la parola il famoso scrittore e attore Giorgio Celli, che citando, tra le altre, una mia frase afferma che alcuni dei partecipanti non hanno nulla da invidiare a scrittori professionisti: altra vittoria. È come per un aspirante calciatore sentirsi dire da un professionista che ha degli ottimi piedi. Finalmente s’inizia con le premiazioni: parte la categoria della poesia. La splendida voce dei lettori rende ancora più ricche di emozioni le produzioni dei primi cinque classificati. Finite le premiazioni di questa prima categoria, mi godo uno slendido duetto di violini, splendido anche alle orecchie maleducate di uno come me, che apprezza di più altri generi musicali. Poi tocca ai primi cinque della prosa essere premiati. Preparo le mani sui freni per andare a ricevere il premio. Non sono il quinto, perciò tolgo le mani dai fremi e ascolto. Poi le ripreparo, pronto a sfrenarmi. Non sono nemmeno il quarto, perciò tolgo le mani dai fremi e ascolto. Poi dico sicuramente sarò terzo e l’emozione sale. Non sono nemmeno il terzo, perciò tolgo le mani dai fremi e ascolto. Quando chiamano il secondo ho già tolto i freni, pronto a ricevere il premio. Non sono io, così guardo i miei cari è sorrido: capisco di aver vinto. Un’altra vittoria, l’unica della giornata visibile a tutti i presenti, dopo le mie forse banali, intime. Vado a ricevere il premio da Giorgio Celli che commosso mi ripete più volte “bravo”. Andando in mezzo alla sala ho avuto l’occasione di vedere che la sala era davvero piena, anche questa una vittoria, ma non mia: dell’AIAS Bologna, che ha dedicato a questa manifestazione impegno e fatica. Quando il lettore ci legge cosa ho voluto scrivermi e scrivere a tutti gli altri, l’emozione è davvero forte. Incrocio sguardi sorridenti e tanti complimenti. Comprendo di essere stato in grado di trasmettere emozioni: questo deve essere lo scopo di ogni aspirante scrittore, che gioia!
Giorgio Bonfanti
Giorgio Bonfanti
lunedì 14 dicembre 2009
CENA SOCIALE 2009
Come ormai è tradizione da una decina d’anni, AIAS Bologna onlus ha organizzato la cena sociale che si è tenuta il giorno 27 novembre presso il centro sociale di Villa Torchi in via Colombarola n.40; qui, come sempre, gli anziani del Centro, sotto la guida del sig. Pallotti, hanno preparato un menù a base di:
Lasagne alla bolognese
Maccheroncini al pettine con verdure
Arrosto di vitello in salsa
Verdure in pastella e patate fritte
Torta di riso e altri dolcetti
Acqua e vino
Quest’anno i commensali sono stati 145 compresi i volontari che servivano ai tavoli o che aiutavano le persone disabili. Il nostro caro Carlo Ciccaglioni dell’ufficio promozione e comunicazione si è improvvisato come piccolo Fiorello animando la serata che comprendeva anche una grande ruota della fortuna con ricchi premi. Anche questa volta è stata un’occasione per ritrovarci fra vecchi e nuovi amici e trascorrere momenti felici. Quest’anno per la prima volta la nostra storica Presidente Enrica Petra Lenzi non è riuscita a partecipare ma è stata egregiamente sostituita da Gianluca Pizzi che da settembre ricopre la carica di Presidente, come qualcuno ricorderà. La cena è stata onorata della presenza delPresidente del quartiere Navile, Claudio Mazzanti che da sempre collabora con la nostra associazione. Bisogna ricordare, infine, che Claudio Rizzoli, Presidente del CEPS ha accettato l’invito a partecipare, per sottolineare l’importanza della collaborazione tra associazioni di persone disabili e loro familiari.
Luca Pieri
Lasagne alla bolognese
Maccheroncini al pettine con verdure
Arrosto di vitello in salsa
Verdure in pastella e patate fritte
Torta di riso e altri dolcetti
Acqua e vino
Quest’anno i commensali sono stati 145 compresi i volontari che servivano ai tavoli o che aiutavano le persone disabili. Il nostro caro Carlo Ciccaglioni dell’ufficio promozione e comunicazione si è improvvisato come piccolo Fiorello animando la serata che comprendeva anche una grande ruota della fortuna con ricchi premi. Anche questa volta è stata un’occasione per ritrovarci fra vecchi e nuovi amici e trascorrere momenti felici. Quest’anno per la prima volta la nostra storica Presidente Enrica Petra Lenzi non è riuscita a partecipare ma è stata egregiamente sostituita da Gianluca Pizzi che da settembre ricopre la carica di Presidente, come qualcuno ricorderà. La cena è stata onorata della presenza delPresidente del quartiere Navile, Claudio Mazzanti che da sempre collabora con la nostra associazione. Bisogna ricordare, infine, che Claudio Rizzoli, Presidente del CEPS ha accettato l’invito a partecipare, per sottolineare l’importanza della collaborazione tra associazioni di persone disabili e loro familiari.
Luca Pieri
lunedì 23 novembre 2009
Abbracci spezzati con il Tempo Libero
Siamo andati al cinema. C’era una signora con il marito, poi una signora in carrozzina abbastanza anziana con i capelli nocciola e una ragazza abbastanza esile, che avevo già visto a qualche festa. Poi c’era il padre di Ivan, mi ha accompagnato lui.
Quando siamo stati al Medusa Multisala, la signora con l’altro signore diceva che Parnassus l’aveva già visto … la decisione di cosa vedere è stata un po’a caso… a me andava bene qualsiasi altro film e i signori hanno deciso su… gli andava bene tutto, anche a loro … io ho detto solo che questo non l’avevo mai visto e quando abbiamo letto che era di Almodovar mi è venuta la curiosità e ho detto “Io questo film qua non l’ho mai visto, se a voi va bene a me farebbe piacere vederlo”.
Non ci sono state altre proposte, quindi io ho detto “ Se volete vedere qualcos’altro ditemelo…!” , ma non ci sono state altre proposte… ma non volevo imporre le mie decisioni…
Mi è dispiaciuto ma mi è piaciuto, nel senso.
Mi sono trovato nella situazione in cui temevo di imporre a un gruppo di adulti sconosciuti qualcosa, ma loro erano così indecisi che mi sono permesso di fare una proposta.
Almodovar è un regista che mi piace molto, dei suoi film ne ho visti parecchi in DVD.
Abbiamo visto il film e siamo tornati tutti a casa, ho commentato solo con il papà di Ivan, in macchina, mentre mi riportava a casa.
Lui mi diceva che quello che abbiamo visto insieme non era il suo genere, mi ha parlato a lungo, ma non ho capito bene cosa mi voleva dire, forse ero già stanco.
Al momento dell’uscita dal cinema l’unica cosa che la signora ha detto è che si era addormentata durante la proiezione, e basta.
Ognuno è andato per la sua strada, tutto OK, però mi sarebbe piaciuto condividere le loro perplessità.
La prossima volta, non lo so…. avrei piacere di condividere i loro pareri su quello che preferiscono come film, perché in fondo mi sento un po’ in colpa del fatto che non è piaciuto Abbracci spezzati.
Da un certo punto di vista è stato imbarazzante, d’altra parte meglio di così non poteva andarmi.
Iacopo Bartolomei
Quando siamo stati al Medusa Multisala, la signora con l’altro signore diceva che Parnassus l’aveva già visto … la decisione di cosa vedere è stata un po’a caso… a me andava bene qualsiasi altro film e i signori hanno deciso su… gli andava bene tutto, anche a loro … io ho detto solo che questo non l’avevo mai visto e quando abbiamo letto che era di Almodovar mi è venuta la curiosità e ho detto “Io questo film qua non l’ho mai visto, se a voi va bene a me farebbe piacere vederlo”.
Non ci sono state altre proposte, quindi io ho detto “ Se volete vedere qualcos’altro ditemelo…!” , ma non ci sono state altre proposte… ma non volevo imporre le mie decisioni…
Mi è dispiaciuto ma mi è piaciuto, nel senso.
Mi sono trovato nella situazione in cui temevo di imporre a un gruppo di adulti sconosciuti qualcosa, ma loro erano così indecisi che mi sono permesso di fare una proposta.
Almodovar è un regista che mi piace molto, dei suoi film ne ho visti parecchi in DVD.
Abbiamo visto il film e siamo tornati tutti a casa, ho commentato solo con il papà di Ivan, in macchina, mentre mi riportava a casa.
Lui mi diceva che quello che abbiamo visto insieme non era il suo genere, mi ha parlato a lungo, ma non ho capito bene cosa mi voleva dire, forse ero già stanco.
Al momento dell’uscita dal cinema l’unica cosa che la signora ha detto è che si era addormentata durante la proiezione, e basta.
Ognuno è andato per la sua strada, tutto OK, però mi sarebbe piaciuto condividere le loro perplessità.
La prossima volta, non lo so…. avrei piacere di condividere i loro pareri su quello che preferiscono come film, perché in fondo mi sento un po’ in colpa del fatto che non è piaciuto Abbracci spezzati.
Da un certo punto di vista è stato imbarazzante, d’altra parte meglio di così non poteva andarmi.
Iacopo Bartolomei
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