L'INPS con Circolare del 28 dicembre 2012 n.149 ha pensato bene di togliere, a noi invalidi civili totali sposati, la pensione d'invalidità, un "bellissimo regalo di Natale” fatto dall’ente previdenziale che deve, o dovrebbe, aver cura dei cittadini più deboli.
Due parole per dire chi sono: mi chiamo Luca Pieri, ho 58 anni, abito a Bologna sono sposato da 25 anni, ho una figlia di 18 anni e al momento un minore in affidamento familiare. Sono affetto da tetraparesi spastica dalla nascita, invalido al 100% con accompagnamento; quindi fino adesso ho percepito la pensione di invalidità civile di € 267,57 e di indennità di accompagnamento di € 492,97 che aggiunto allo stipendio di mia moglie, dipendente comunale, ci hanno consentito di vivere discretamente in tutti questi anni accogliendo anche numerose persone sia maggiorenni che minori, in quanto membro dell' ”Associazione comunità papa Giovanni XXIII” fondata da don Oreste Benzi. Fin da giovane ho ricoperto vari ruoli all’interno dell’AIAS della nostra provincia.
Ritengo, a questo punto indispensabile dare la parola a Carlo Giacobini, responsabile del sito specializzato www.hadylex.org che meglio di me può dar conto delle “docce gelate”(siamo in gennaio...) che l’inps ha gentilmente “fornito” a chi è costretto a vivere con pochi soldi e quindi 300 € possono anche fare la differenza.
Ecco cosa scrive Giacobini: - "Va segnalato un grave elemento di novità che riguarda i soli invalidi civili al 100% titolari di pensione di invalidità. Fino ad oggi il limite reddituale considerato era quello relativo ai redditi strettamente personali. Dal 2013 verrà considerato anche quello del coniuge.
Questa decisione amministrativa di INPS non si basa su alcun dettato normativo, ma su una Sentenza della Corte di Cassazione, nemmeno pronunciata a sezioni unite, del 2011 ( Sezione Lavoro 25 febbraio 2011, n. 467. . . .
La conseguenza immediata è che gli invalidi totali titolari, assieme al coniuge di un reddito lordo annuo superiore a 16.127,30 €, perderanno il diritto alla pensione (275,87 € al mese).
Da rilevare che, al contrario, per gli invalidi parziali, per i sordi e i ciechi, il limite reddituale considerato continua ad essere quello personale (elemento di disparità di trattamento).
.. . È superfluo sottolineare che contro la decisione amministrativa di INPS si prospettano opportune azioni legali. . . . . .”
Devo sottolineare che la situazione è talmente grave da giustificare anche azioni di protesta estreme (c’è già stata una persona gravemente disabile che ha già fatto uno sciopero della fame e delle cure…), in quanto l’INPS rischia di mandare in fumo, quello che per molti di noi è stato il sogno di una vita, il farsi una propria famiglia e magari avere dei figli.
E’ questo il modo di aiutare la famiglia quale elemento fondamentale del nostro modello di vita, perché molte persone stanno pensando di separarsi?
Chiudo queste righe con un appello a quanti possono contribuire a costringere l’INPS a ritirare la circolare di cui sopra, perché palesemente illegale sia nella forma che nel contenuto.
In particolare mi rivolgo a tutti i candidati alle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento perché facciano sentire la propria voce a riguardo. Al Ministro del welfare, perché faccia valere il suo potere di controllo sull’Inps. A tutte le Associazioni; perché promuovano azioni collettive contro queste iniziative. A tutti i mass media perché diano il dovuto risalto a questo grave atto di ingiustizia.
A tutte le persone disabili perché una volta tanto trovino il coraggio e la volontà di far sentire la propria voce, ricordando anche che siamo in periodo elettorale e quindi particolarmente favorevole per dare risalto ad ogni iniziativa di protesta.
Bologna 11/01/2013
Dott. Luca Pieri
martedì 15 gennaio 2013
giovedì 20 dicembre 2012
Il 21 dicembre dell’ anno che verrà
In questo giorno un poco strano di cui parlano tutti…
Voglio raccontare e forse un poco ironizzare sulla presunta fine dell’umanità, che mo ci sarà sognando in maniera una nuova società che mette al centro la mia diversità proponendo una nuova terapia si alla risata generale no alla superstizione internazionale.
Io vorrei svegliarmi il 22 dicembre e continuare il mio cammino nella diversità con alcune particolarità, avere una vita con numerose opzioni ed opportunità, essere creduto e ascoltato con le mie qualità, mentre ogni tanto la diversità di cui molto si parla, ma poco concretamente realizza si e spesso resta relegata ad eventi episodici che faticano a mutare i comportamenti di questa.
Io vorrei avere la possibilità di sentirmi protagonista della mia realtà esistenziale, andare al cinema, a teatro, a passeggio quando lo decido io, o vorrei essere creduto e non sentirmi come un bambino cresciuto, ma come un adulto compiuto a cui viene imposto un destino che non diviene proposizione ma finisce quasi sempre con l’essere una imposizione.
Vedi Carlo, io in una futura società, vorrei che l’amore per la disabilità rappresentasse la normalità, vorrei forse vedere la fine delle Caserme Rosse e vedere che ogni abitante di questa città dimentichi per un quarto d’ora le corse che la vita gli dà e ricomincia a dialogare con la propria diversità, per riscoprire il mondo della disabilità.
Nella società che verrà, io vorrei che la diversità avesse un ruolo di qualità, il discorso di non imporre in maniera stucchevole i soliti temi, di cui sempre si parla e ricordare che alla base di tutto e del verrà, c’è una sola parola che tutti noi dobbiamo realizzare al di là dei maya, questa parola è felicità.
Io non so se vedrò mai questo sogno, mi auguro un poco di aver contributo a offrire uno spazio di riflessione, che al di là della teoria maya, dolce illusione, porti tutti a migliore comprensione, che vada al di là della paura e della speranza di un giorno che ci porti a sorridere e ad abbracciare la propria umanità.
Marco Mignardi
Voglio raccontare e forse un poco ironizzare sulla presunta fine dell’umanità, che mo ci sarà sognando in maniera una nuova società che mette al centro la mia diversità proponendo una nuova terapia si alla risata generale no alla superstizione internazionale.
Io vorrei svegliarmi il 22 dicembre e continuare il mio cammino nella diversità con alcune particolarità, avere una vita con numerose opzioni ed opportunità, essere creduto e ascoltato con le mie qualità, mentre ogni tanto la diversità di cui molto si parla, ma poco concretamente realizza si e spesso resta relegata ad eventi episodici che faticano a mutare i comportamenti di questa.
Io vorrei avere la possibilità di sentirmi protagonista della mia realtà esistenziale, andare al cinema, a teatro, a passeggio quando lo decido io, o vorrei essere creduto e non sentirmi come un bambino cresciuto, ma come un adulto compiuto a cui viene imposto un destino che non diviene proposizione ma finisce quasi sempre con l’essere una imposizione.
Vedi Carlo, io in una futura società, vorrei che l’amore per la disabilità rappresentasse la normalità, vorrei forse vedere la fine delle Caserme Rosse e vedere che ogni abitante di questa città dimentichi per un quarto d’ora le corse che la vita gli dà e ricomincia a dialogare con la propria diversità, per riscoprire il mondo della disabilità.
Nella società che verrà, io vorrei che la diversità avesse un ruolo di qualità, il discorso di non imporre in maniera stucchevole i soliti temi, di cui sempre si parla e ricordare che alla base di tutto e del verrà, c’è una sola parola che tutti noi dobbiamo realizzare al di là dei maya, questa parola è felicità.
Io non so se vedrò mai questo sogno, mi auguro un poco di aver contributo a offrire uno spazio di riflessione, che al di là della teoria maya, dolce illusione, porti tutti a migliore comprensione, che vada al di là della paura e della speranza di un giorno che ci porti a sorridere e ad abbracciare la propria umanità.
Marco Mignardi
giovedì 8 novembre 2012
Tutti insieme per difendere i nostri diritti - 2
Nella giornata di mobilitazione a piazza Montecitorio, dello scorso venrdì, una delegazione delle rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” si è confrontata con i gruppi parlamentari per il rifinanziamento dei Fondi per il Sociale. Già dalla settimana scorsa la Commissione Affari Sociali della Camera aveva approvato alcuni emendamenti che rifinanziano alcuni Fondi Sociali: quello per le Politiche Sociali (450 milioni), quello per la non autosufficienza (400 milioni), quello per la Famiglia, per l'inclusione degli immigrati e infine quello per il servizio civile. Questi emendamenti vengono confermati dal Ministro Grilli e prevedono, per il 2013, di attingere le risorse da un fondo di 900 milioni presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che non sarà più indistinto ma destinato al “sociale”.
Il timore maggiore è che, nelle pieghe dell’approvazione della Legge di stabilità, le risorse necessarie a questa operazione vengano destinate ad altri usi. I Gruppi Parlamentari incontrati hanno confermato da un lato questi timori e al contempo hanno formulato rassicurazioni.
Nel corso della conferenza stampa, che si svolta nel pomeriggio è stata espressa da un lato la soddisfazione per la vasta adesione raccolta e per l’attenzione espressa dai Gruppi Parlamentari, dall’altro, la Rete rimane in stato di vigile mobilitazione prestando la massima attenzione verso ciò che il Governo e le Camere decideranno di approvare le prossime settimane.
Ci auguriamo che l'utilizzo di quel fondo consenta di destinare anche per i prossimi anni le risorse per il Sociale. È un primo passo di inversione di tendenza ma è anche il risultato che l'azione delle associazioni promotrici e aderenti alla mobilitazione “Cresce il Welfare, cresce l'Italia” hanno condotto in queste settimane con fermezza e determinazione.
Il timore maggiore è che, nelle pieghe dell’approvazione della Legge di stabilità, le risorse necessarie a questa operazione vengano destinate ad altri usi. I Gruppi Parlamentari incontrati hanno confermato da un lato questi timori e al contempo hanno formulato rassicurazioni.
Nel corso della conferenza stampa, che si svolta nel pomeriggio è stata espressa da un lato la soddisfazione per la vasta adesione raccolta e per l’attenzione espressa dai Gruppi Parlamentari, dall’altro, la Rete rimane in stato di vigile mobilitazione prestando la massima attenzione verso ciò che il Governo e le Camere decideranno di approvare le prossime settimane.
Ci auguriamo che l'utilizzo di quel fondo consenta di destinare anche per i prossimi anni le risorse per il Sociale. È un primo passo di inversione di tendenza ma è anche il risultato che l'azione delle associazioni promotrici e aderenti alla mobilitazione “Cresce il Welfare, cresce l'Italia” hanno condotto in queste settimane con fermezza e determinazione.
martedì 30 ottobre 2012
Tutti insieme per difendere i nostri diritti
AIAS Bologna onlus ha aderito alla manifestazione del 31 ottobre “Cresce il welfare, cresce l’Italia” promossa dalla Fish, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e da tante altre associazioni, per protestare contro la legge di stabilità 2012 che prevede ulteriori tagli agli enti locali, alla sanità ed all’istruzione.
Come sempre a pagare sono i più vulnerabili, che vedono minacciati i loro diritti e tutti i supporti indispensabili ad una vita, per quanto possibile, dignitosa e degna di essere definita tale. In realtà si vogliono ridurre, in modo drammatico, i servizi per le famiglie, per le persone con disabilità, per gli anziani non autosufficienti.
Secondo i dati diffusi dal CENSIS sui “bisogni e i diritti ignorati delle persone con disabilità”, l’Italia è tra gli ultimi posti in Europa per le risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. Si spendono 438 euro, pro-capite, annui, meno della media europea (531 euro), lontanissimi dal Regno Unito (754 euro), dalla Francia (547 euro) e dalla Germania, con 703 euro per abitante. Siamo indietro anche nell’inserimento lavorativo e sempre poche risorse sono dedicate alla scuola. Il modello italiano rimane principalmente assistenzialistico, con il peso lasciato completamente sulle spalle delle famiglie.
Da anni le associazioni denunciano questa gravissima situazione, la progressiva, inesorabile riduzione delle risorse, a disposizione del sociale. Anche i Comuni sono stati privati dei fondi necessari per rispondere ai bisogni sociali, spesso di sopravvivenza, dei propri cittadini.
AIAS condivide pienamente le richieste della manifestazione: un’inversione di tendenza nel bilancio 2013 e una riduzione dei tagli al sociale, al fine di rilanciare il welfare per lo sviluppo dell’Italia, favorendo una politica di investimenti che generi lavoro, solidarietà, coesione, sostegno alle fasce economiche più deboli.
Come sempre a pagare sono i più vulnerabili, che vedono minacciati i loro diritti e tutti i supporti indispensabili ad una vita, per quanto possibile, dignitosa e degna di essere definita tale. In realtà si vogliono ridurre, in modo drammatico, i servizi per le famiglie, per le persone con disabilità, per gli anziani non autosufficienti.
Secondo i dati diffusi dal CENSIS sui “bisogni e i diritti ignorati delle persone con disabilità”, l’Italia è tra gli ultimi posti in Europa per le risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. Si spendono 438 euro, pro-capite, annui, meno della media europea (531 euro), lontanissimi dal Regno Unito (754 euro), dalla Francia (547 euro) e dalla Germania, con 703 euro per abitante. Siamo indietro anche nell’inserimento lavorativo e sempre poche risorse sono dedicate alla scuola. Il modello italiano rimane principalmente assistenzialistico, con il peso lasciato completamente sulle spalle delle famiglie.
Da anni le associazioni denunciano questa gravissima situazione, la progressiva, inesorabile riduzione delle risorse, a disposizione del sociale. Anche i Comuni sono stati privati dei fondi necessari per rispondere ai bisogni sociali, spesso di sopravvivenza, dei propri cittadini.
AIAS condivide pienamente le richieste della manifestazione: un’inversione di tendenza nel bilancio 2013 e una riduzione dei tagli al sociale, al fine di rilanciare il welfare per lo sviluppo dell’Italia, favorendo una politica di investimenti che generi lavoro, solidarietà, coesione, sostegno alle fasce economiche più deboli.
giovedì 11 ottobre 2012
50 ANNI E NON SENTIRLI
Alla fine d settembre, con un tempo un poco autunnale, in un
cinema di periferia, abbiamo salutato un anno di ricordi, tanti volti che
hanno segnato il nostro sereno impegno, senza retorica e banalità per ricordare a questa distratta e
affaccendata città, che noi siamo sempre qua.
In un pomeriggio pieno sempre di creatività, ci siamo messi a raccontare i piccoli e gradi passi di
civiltà. Attraverso animali un po’ lenti e divertenti, lo stupito pubblico
presente, ha capito e apprezzato le similitudini tra animali, ninfe, carrozzine
e corazze che hanno attraversato, in un passato
lontano e recente la nostra vita per conquistare spazi sempre più
indipendenti .
In questa storia semi seria, la tecnologia ci ha mostrato
che la che un piccolo micro processore si può avere una
grande diffusione e che questo aiuterà sempre più chi non ha un corpo
fisicamente integro, non ha tutte le normali potenzialità, ma può far volare e
pensare la società arricchendo tutti,
parlando della diversità con profondità e spensieratezza, togliendo a questo tema l’eccessiva severità.
Abbiamo poi confermato nel nostro percorso di vita, io e
alcuni amici che la disabilità, non fa rima con infelicità, ma fa rima con:
ascolto, sguardo lento, per apprendere e
continuare ad apprezzare la lentezza del
nostro andare, pur senza aver perso la
voglia e il desiderio di continuare a
scherzare.
In questo strano vocabolario, si sono avvicendate alcune parole come assistenza, integrazione, lavoro, che confusione… Ma è,
da questo mescolarsi che sono nate iniziative di qualità come la biblioteca,
che restituisce dignità e apre ampi spazi per affrontare in modo nuovo, temi
concreti, quasi i mai consueti che fanno brillare in questo settore di unicità,
le due associazioni più importanti di Bologna, a far interrogare questa città.
In questo clima di grande serenità, una voce ha richiamato la nostra AIAS , con sobrietà e l’urgenza di non abbandonare
mai nessun protagonista di questo mosaico, di cui ho parlato in modo assai variopinto e
non ordinato, che l’esperienza importante si da un solo nome: felicità.
Un saluto, Marco Mignardi
giovedì 9 agosto 2012
In cammino con Mauro
Ciao a tutti segnalo con estrema soddisfazione la recente
camminata non competitiva che ha visto la partecipazione del tempo libero dell’AIAS e di altri gruppi per sostenere ed incoraggiare il percorso d’integrazione e dell'abbattimento delle barriere culturali che ostacolano il cammino verso un
discorso di parità reale e non solo a
parole.
Questo piccolo gruppo di amici di Mauro hanno coinvolto gli amministratori del
comune di partenza quello di Zola Predosa
Le varie associazioni che avevano aderito a questa
manifestazione che era decisamente nuova perché le persone disabili erano nella
massima parte in grado di muoversi con mezzi
guidati da se stessi questo in
una parola ha mostrato il volto più
dolce dell’autonomia delle persone disabili che prima di essere disabili devono
essere viste nella loro integrità di persone.
Vi erano diverse opportunità di movimento, che andavano dalla semplice carrozzina come la mia, con l’ausilio felice e
divertito di Marilea, che ogni tanto mi faceva fare qualche diversivo, per movimentare il ritmo, a volte potevo apparire rilassato e, con qualche pizzico di temerarietà su passaggi, un poco originali, mi sono divertito a fare dei
sorpassi.
La particolarità che ho colto nei in molti sguardi di
automobilisti, che all’inizio potevano
apparire disorientati, era, più ci vedevano procedere con i nostri mezzi, forse si andava consolidando il pensiero che non è scontato che anche noi abbiamo il
diritto di muoverci, che si trasforma in presa di
coscienza di superare la mentalità solo di carattere assistenziale, che troppe volte mostra la persone disabile come oggetto
e non come soggetto di diritti e doveri
per condividere con altri uno stile di vita felice e vitale.
Una seconda
caratterista di questo tipo di camminata non competitiva è stata
di fatto la possibilità di osservare l'esperienza che abbiamo fatto precedentemente con la StraBologna, altrimenti non avevo la
possibilità di viverne molte.
Una singolarità di questo tipo di cammino si percepiva
durante le soste che ogni tanto si facevano per far
riposare, giustamente, chi doveva spingere le carrozzine, che si effettuavano e questo
apriva spazi di socialità tra i diversi partecipanti di questa camminata non competitiva.
La camminata è terminata con un arrivo in fila indiana che ha visto
tutto il piccolo
paese festeggiare Mauro insieme a tutti
gli altri partecipanti, lodando la
costanza e la fatica di tutte le persone disabili partecipanti con i loro amici
accompagnatori, per la felice impresa portata a termine.
venerdì 8 giugno 2012
AIAS c'è anche nei momenti difficili
Già il 2011 è stato un anno difficile per il terzo settore e per le realtà che vi operano a causa dei tanti tagli ai servizi sociali e alle risorse: la riduzione del Fondo per le politiche e l'azzeramento di quello per la non autosufficienza, hanno stravolto, infatti, la vita di molte persone, soprattutto di quelle più fragili, come i disabili. Nel 2012, la gestione dei servizi e delle attività inciderà ancora nel futuro perché le riforme economiche stanno colpendo sempre di più le famiglie.
AIAS Bologna ONLUS fa proprie le motivazioni che hanno spinto la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) a mobilitarsi per cercare di ridurre i danni contenuti nell'ipotesi di cambiamento dell'ISEE allo studio del governo Monti. Questa riforma, allo stato della conoscenza attuale, rischia infatti di danneggiare le persone con disabilità e le loro famiglie, mettendo in forse l'indennità di accompagnamento che, per molti di essi, costituisce un’entrata economica indispensabile. Tutto ciò senza minimamente consultare gli interessati e le loro organizzazioni.
Il consiglio direttivo di AIAS Bologna onlus ha deciso di prendere formalmente posizione; manterremo informati soci e i dipendenti sulle forme di mobilitazione contro questi e altri provvedimenti che ledano i diritti dei più deboli.
A tale proposito ricordiamo che a Bologna, dal 12 maggio, sono iniziati i T-Days, sabato e domenica, con la chiusura alle auto nella ZTL, estesa a tutti, anche a persone con problemi di deambulazione e con gravi disabilità. Questa decisione è stata contestata da alcune associazioni e anche noi desideriamo unirci alla “protesta” per rimettere in primo piano la mobilità, come uno tra i diritti fondamentali che proteggono e promuovono l’autonomia di ciascuno, la possibilità di scegliere e autodeterminare la propria gestione quotidiana e, in sostanza, la propria vita, salvaguardando il più possibile, il diritto e il piacere di non essere continuamente obbligati a cercare o “elemosinare” aiuti da altri.
I contenuti a cui facciamo riferimento si ritrovano nella “Convenzione delle Nazioni Unite dei diritti delle persone con disabilità” e nelle tante iniziative, costruite nel tempo, con le opportune Istituzioni del Comune di Bologna, proprio nell’intento di costruire e conciliare esigenze e diritti di tutti i cittadini con pari dignità.
Le nostre riflessioni, sostenute in questi anni, anche sul tema della mobilità, pensiamo non debbano essere confuse o diluite nel mare delle motivazioni espresse dalle categorie economiche e commerciali, infatti non hanno come obiettivo la tutela di interessi economici, ma la salvaguardia del diritto di inclusione e della dignità di tutti i cittadini con pari opportunità. Tutti devono poter accedere ad ogni parte della città, partecipando attivamente e in completa autonomia.
Questa occasione, potrebbe essere davvero utile e concreta per prendere seriamente in considerazione l’annoso tema dell’ abuso dei contrassegni per i disabili, di cui spesso viene fatto un uso scorretto.
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